Autosvezzamento del lattante? No, Grazie!




Il divezzamento è un periodo transitorio in cui il latte, umano o no, cessa di essere l’alimento unico del bambino, per essere gradualmente sostituito da alimenti semisolidi e poi solidi.
Attualmente è emersa la tendenza a considerare i 4-6 mesi di vita come l’epoca più indicata al divezzamento, per la maggiore maturità digestiva e psiconeurologica raggiunta in quest’epoca.
Cominciamo con il dire che il divezzamento non può e non deve essere libero e che deve, comunque, essere condotto dal pediatra che per sua stessa natura ha la professionalità e la competenza per condurre il lattante nel “mondo dei grandi”, anche per quanto riguarda l’alimentazione.

Quindi bando alla superficialità e al pressapochismo spesso imperanti. La prima pappa dovrebbe essere dolce o sapida? Non esistono particolari raccomandazioni all’uso dell’uno o dell’altro tipo di pappa e ciò si riflette sulle opposte indicazioni fornite dalle varie scuole pediatriche. Peraltro, sembra logico sostenere che, dovendo «educare» il bambino fin dalle prime scelte alimentari, a una dieta variata, sarebbe preferibile affiancare al latte un pasto non dolce, che lo abitui a sapori diversi.
Pochi concetti di base stanno a fondamento di un corretto divezzamento: la gradualità nell’offerta degli alimenti (parliamo quindi di “timing” del divezzamento), il rispetto dell’autonomia di scelta del bambino (nei limiti del ragionevole!), l’opportunità di evitare trucchi come dolcificare un pasto sapido per renderlo più gradito, la cautela di non aggiungere sale ai cibi prima almeno del 12° mese di vita.

Rispettando queste premesse, l’offerta della carne, tra il 4° ed il 6° mese, privilegia le carni ipoallergeniche (agnello, coniglio, e in secondo luogo pollo e tacchino) inizialmente liofilizzate od omogeneizzate, e solo dopo l’anno di vita – meglio ancora verso l’anno e mezzo, quando il bambino ha già erotto qualche molare e può quindi masticare più agevolmente – tritate grossolanamente.
Il pesce (platessa, trota, salmone, sogliola) andrebbe somministrato dal 6°-7° mese, di nuovo dapprima omogeneizzato, solo più tardi come pesce del commercio. Particolare attenzione deve essere posta al
carico proteico, eccessivo fin dalle prime epoche, e foriero spesso di sovrappeso e obesità. Il glutine dovrebbe essere introdotto non prima del 5° mese.
Per tutti gli alimenti a maggior rischio di allergenicità, l’introduzione nella dieta del divezzo andrebbe effettuata più tardivamente, rispetto all’inizio del divezzamento; per i soggetti con familiarità per allergia o francamente allergici essi stessi, le epoche segnalate dovrebbero essere ulteriormente posposte di 2-3 mesi. L’uovo (come tuorlo cotto) e il succo di arancia possono essere introdotti all’8°-9° mese, mentre l’albume (di nuovo: cotto) e il pomodoro – in forma di pappa al pomodoro – solo dopo il 12°-14° mese.
Uno degli errori più comuni è l’introduzione troppo precoce dei diversi alimenti, senza rispettare la maturazione anatomo-funzionale del bambino.

Un’altra pratica erronea è l’aggiunta domestica di sale alle prime minestrine. È dimostrato come il fabbisogno di sodio sia più che abbondantemente soddisfatto già senza alcuna integrazione domestica di sale. Combattere questa pratica può avere un effetto preventivo sullo sviluppo di uno stato ipertensivo, almeno in soggetti nei quali i livelli pressori sono sodio-dipendenti. Oltre agli errori suddetti, le inchieste alimentari condotte su bambini nel primo anno di vita hanno evidenziato squilibri nutrizionali di ampia diffusione, quali l’assunzione elevata di aminoacidi essenziali, l’apporto lipidico basso (con quota troppo elevata di grassi saturi rispetto ai grassi insaturi) e ridotti apporti per alcuni micronutrienti considerati essenziali, come ferro, zinco, iodio. All’adulto viene richiesto particolare attenzione e disponibilità nel riconoscere i gusti del bambino e consentirne le tendenze esplorative e l’espressione dei gusti mentre nel contempo, fermamente ma non rigidamente, si propone l’esecuzione di comportamenti utili alla crescita. Se ad es. un bambino all’inizio del divezzamento rifiuta i cibi sapidi sarà bene riproporglieli senza insistere troppo ma senza neanche zuccherarli. Se, quando inizia a mangiare da solo si sporca, sarà bene seguirlo dolcemente durante il pasto perché impari ad alimentarsi, senza pretendere che mangi come un adulto, ma senza neanche impedirgli, imboccandolo, di fare da solo le sue esperienze.

Evitare di favorire le esigenze di fretta e perfezione dell’adulto impedendo al bambino di imparare a fare da solo. Piuttosto insegnargli a diventare autonomo. Ancora e più di prima, evitare di offrirgli cibo per farlo stare buono, o per farlo dormire e/o perché obbedisca ad altri comandi, ed evitare che i pasti durino ore, con gli adulti che giocano e vezzeggiano, perché il cibo è una necessità e un piacere di per sé ed è opportuno che il pasto duri 15-30 minuti e non di più. Non limitarsi a pochi alimenti, ma offrire invece ampia varietà di gusti, perché il bambino impari a mangiare tutto e a capire che il cibo è un piacere vario e multiforme che esprime tradizioni e cultura.

Giorgio Pitzalis